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Esteri

Isterie ucraine

di Antonello Catani

Nonostante le scandalizzate reazioni, che ne hanno precipitato le dimissioni da capo della marina tedesca, i commenti a Dehli di Kay-Akim Schoenbach sull’Ucraina, Putin e la Crimea dovrebbero ricevere il Nobel del buon senso e della lungimiranza strategica. Egli ha infatti affermato che è un non senso che Putin voglia invadere l’Ucraina e che sta solo esercitando pressione. Anzi, che in realtà  merita rispetto. Inoltre che la Crimea rimarrà russa  e infine che la Germania e l’India hanno bisogno della Russia per fronteggiare la Cina.

      Le corali proteste di fronte ad affermazioni così ragionevoli e basate su una visione non distorta dei fatti, danno un’idea del miserando livello di sudditanza psicologica e non solo economica dell’Europa nei confronti degli USA. La miopia e lo spirito cortigiano che oggi contrassegnano le relazioni dell’Europa con gli USA sono degni degli intrighi di qualche romanzo da basso impero.

      La continuata esistenza di una falsità d’oltremare, com’è da molti decenni la NATO, anzi, le aspirazioni ucraine ad un inserimento in quest’ultima, la dicono lunga sulla reale funzione di questo carrozzone: un impudente pretesto per giustificare l’ingerenza americana in Europa anche quando non vi è più nessun Hitler o una cattiva Unione Sovietica da cui proteggersi. Ma anche riguardo all’Unione Sovietica, anche qui si rimane sorpresi di fronte al torpore con cui si è dimenticato che furono gli USA ad aiutare un altro dittatore, Stalin, a respingere a tal punto i Tedeschi da occupare poi tutta l’Europa orientale. Guarda caso, secondo la leggenda, la seconda guerra mondiale sarebbe scoppiata perché Hitler, lui, sì, era ingordo, dimenticando comunque che d’ingordigia avevano peccato per un secolo Gran Bretagna, Francia, Olanda e gli stessi USA, i quali, insieme, occuparono due terzi delle terre emerse. Fortunatamente, Hitler finì male, ma la Polonia, invasa sia da Tedeschi che da Russi, avrebbe nuovamente pagato il fio anche a guerra finita.

       L’ingenuità o forse cinico calcolo di Roosevelt nei confronti di Stalin sono argomenti da manuale psichiatrico o criminale. Quello che conta è che da questo goffo pasticcio a mezza strada fra la miopia e il furbesco utilitarismo nacque poi il presunto difensore dell’Europa, la NATO, congelando quindi per l’eternità l’ingerenza in Europa di due nazioni lontanissime, separate dall’Oceano, ovvero Canada e USA. E’ pacifico che la prima è solo al rimorchio della seconda e che nel caso gli USA uscissero dalla NATO, il Canada avrebbe pochi argomenti per restarci.

       E’ in questo contesto, così stranamente malinteso, che va inquadrata l’attuale isteria anti-russa, sempre pià paranoica e surreale, visto che l’Unione Sovietica è scomparsa e che né socialismo né comunismo sono più di moda a Mosca. La pretesa che i Russi non si allarmino per una NATO ormai alle porte di casa, è ovviamente impudente e oblitera l’analogo nervosismo americano quando i Russi progettarono di istallare missili a Cuba. Tutto dimenticato.

       In questo gioco di paranoiche isterie  e di schermaglie delegate così di moda – basta pensare a quelle che hanno fatto della Siria il loro desolato campo di allenamento – i veri vincitori sono il virus, che continua a circolare imperterrito, gli aficionados della palla e delle canzonette, le multinazionali che continuano a non pagare tasse proporzionali ai loro profitti, gli stupratori e assassini pressochè o poco puniti in varie legislazioni – vedi per esempio la notizia che il norvegese assassino di  77 persone, Breivik, chiede adesso la libertà condizionata – le società di pubblicità che inquinano anch’esse impunite la sempre più intorpidita intelligenza delle masse,  senza infine dimenticare la Cina che, fra la progettata nuova Strada della Seta e l’accaparramento usuraio di porti e aeroporti dall’Oceano Indiano all’Africa e al Mediterraneo, sta invadendo senza colpo ferire il pianeta.

      E cosa fanno gli USA, teorica superpotenza ma dilaniata in casa da fratricidi dissidi politici e razziali nonché da stragi giornaliere? Si occupano, fra le tante altre faccende in cui si immischiano non richiesti, dell’Ucraina, della sua presunta invasione e aizzano l’Europa contro Putin, che santo non sarà, ma neanche tanto imbecille da annettersi l’Ucraina. Questa idea dell’annessione è tanto stupida quanto in malafede. Incorporando quest’ultima, infatti, la Russia finirebbe per avere ai suoi confini proprio ciò che non desidera, e cioè, i missili NATO. Al contrario, proprio un’Ucraina indipendente ma neutrale, non quindi membro della NATO, è quella che meglio serve alla Russia. Più semplice e ovvio di così, si muore. Eppure, il coro d’isterie sull’imminente invasione dell’Ucraina riempie giornalmente gli schermi delle TV e le pagine dei giornali in modo deprimente, allo stesso modo della pigrizia giornalistica che non manca, sempre giornalmente e ormai da ben più di un anno, di riprendere aghi che entrano su un braccio.

      Anche Goebbels era un artista della propaganda. Lui finì male. Misteriosamente, Bush, che scatenò la propaganda che portò ai disastri dell’invasione dell’Iraq, sta bene e fa il pittore dilettante.  Biden, in preda a sondaggi in calo e ad un Covid e pronostici repubblicani in rimonta, dovrebbe più saggiamente chiudere il rubinetto delle propagande allarmistiche anti-russe e occuparsi delle cose di casa sua. Il terreno in cui si sta avventurando è sdrucciolevole.

Antonello Catani, 2 aprile 2025

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